La Torre Medievale
La torre è il simbolo di Marzano: appare nello stemma comunale e nel logo della sagra. Costruita nel XIV secolo, fu eretta dalla famiglia Lancellotti come torre di avvistamento e presidio militare a controllo del Vallo di Lauro. La struttura è in tufo grigio-giallastro, a pianta quadrata, con due livelli e merlatura sommitale. L'altezza è di circa 14 metri.
Nei secoli successivi la funzione militare decadde, e la torre passò di mano tra le famiglie feudali che si succedettero nel controllo del territorio. Rimase in piedi mentre le strutture difensive intorno venivano demolite o riassorbite nelle costruzioni civili. Oggi è il punto di riferimento visivo del centro storico: si vede dalla provinciale già prima di entrare in paese.
L'interno non è sempre accessibile ai visitatori, ma durante la sagra la torre diventa uno dei punti di incontro del percorso nei vicoli.
La Chiesa di San Trifone Martire
San Trifone è il patrono di Marzano. La chiesa a lui dedicata fu costruita nella prima metà del XVIII secolo sul luogo di un edificio sacro più antico: una chiesa di San Trifone a Marzano compare già nel 1324, nell'inquisizione sulle decime di Lauro e dei suoi casali, e le visite pastorali della Curia di Nola la citano nel 1551 e nel 1553. La facciata è in stile barocco sobrio, con un portale in pietra grigia e un campanile laterale. L'interno è a navata unica, con altari laterali in marmo e una volta affrescata.
Gli affreschi dell'interno sono opera di Salvatore Caliendo, pittore della scuola campana del Settecento, documentato in diversi cantieri tra Nola e il Vallo di Lauro. Il ciclo raffigura episodi della vita del martire e scene veterotestamentarie. Il colore è vivido e la composizione dinamica: caratteristiche dello stile tardo-barocco napoletano.
La festa di San Trifone si celebra il 10 novembre, con processione, fuochi e un mercato che richiama fedeli da tutto il Vallo. La devozione al santo si intreccia con il calendario della nocciola: l'11 novembre, giorno di San Martino, segna tradizionalmente la fine della stagione agricola e l'inizio del riposo invernale dei campi.
Il Santuario di Maria SS. dell'Abbondanza
Il santuario è il luogo sacro più antico del territorio di Marzano. La data sul portale, il 1453, indica l'anno di costruzione o di un rifacimento significativo, ma la tradizione devozionale è anteriore. Il culto dell'Abbondanza rimanda alla fertilità della terra, alla gratitudine per il raccolto, alla necessità di placare la siccità o la grandine: esigenze concrete di una comunità agricola.
Il 29 luglio 1778 l'immagine della Madonna dell'Abbondanza fu solennemente incoronata a Nola, nella sede della diocesi: è da quella data che nasce la festa dell'ultima domenica di luglio: un riconoscimento liturgico di alto profilo, concesso solo ai santuari con una comprovata tradizione di devozione popolare e di miracoli attestati. La corona fu posta sull'effigie in una cerimonia solenne che rimane uno degli eventi storici più citati nella memoria locale.
Il santuario sta in collina, una settantina di metri sopra la statale, e si riconosce da tutto il Vallo di Lauro per la cupola rossa. Ci si arriva da Piazza Marconi, per le due stradine che i marzanesi chiamano lavinelle, o da via Fonseca. Dal terrazzo si vedono il Vesuvio, il golfo di Napoli e Capri.
La festa principale è l'ultima domenica di luglio, preceduta da un novenario, e dura più giorni: processioni, mercato, musica e pasti condivisi. Durante la sagra di settembre il percorso tra i luoghi del borgo spesso include una sosta al santuario.
Il paesaggio del borgo
Oltre ai tre monumenti principali, il patrimonio di Marzano si legge nel tessuto del centro storico: i vicoli in basolato vesuviano, le corti interne, le fontane in pietra, i gradini consumati dal passaggio secolare. Non è un centro storico musealizzato: ci vive gente, i portoni si aprono su cucine vere, e nei vicoli si sente ancora lo stesso dialetto.
La sagra ha contribuito a mantenere questo tessuto vivo. Aprire i cortili, accendere i forni, cucinare in strada non è solo folklore: è un atto di occupazione dello spazio pubblico che tiene in esercizio luoghi che altrimenti rischierebbero di chiudersi.
